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Non ci potevamo credere, ma è arrivata! L’eredità digitale è parola di legge. Grossa “auto-pacca” sulla spalla per Exit.bio.

Dal 19 settembre è ufficialmente in vigore il decreto legislativo numero 101/2018 e con esso la normativa nazionale in materia di privacy si è adeguata alle disposizioni del Gdpr.
Il decreto regola alcuni meccanismi della raccolta dati, introduce nuove sanzioni e nuove regole per gli sviluppatori di piattaforme e menziona finalmente l’eredità digitale. Exit.bio fin da subito si è spinta a studiare come offrire servizi di eredità digitale agli utenti.

All’interno del decreto si stabilisce che i diritti in materia di privacy dettati dal Gdpr e riferiti ai dati personali di soggetti deceduti possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio o agisce a tutela dell’interessato in qualità di suo mandatario o per ragioni familiari meritevoli di protezione. Ciò non vale sono nei casi previsti dalla legge o, limitatamente all’offerta diretta di servizi della società dell’informazione. Valgono inoltre i casi in cui l’interessato ha vietato espressamente, in maniera inequivoca, specifica, libera e informata, con una dichiarazione scritta presentata o comunicata al titolare del trattamento, la sopravvivenza dei dati in seguito alla sua dipartita.

Oltre al concetto di eredità digitale e destino dei dati, il decreto introduce molte altre novità, tra cui queste due che in un modo o nell’altro interessano gran parte dei navigatori web.

Consenso sui social

Il decreto impone dei chiari limiti d’età al consenso sui social, che sarà consentito solo per i ragazzi che hanno compiuto 14 anni, i quali hanno espresso in forma valida il consenso al trattamento dei propri dati personali, in relazione all’offerta dei servizi dell’azienda proponente. Per i minori di età inferiore a quattordici anni è necessario il consenso di chi esercita su di loro la responsabilità genitoriale. Se volete saperne di più, una ottima lettura è “nasci cresci posta” di Alberto Rossetti, un amico di Exit.bio.

Sanzioni per chi non rispetta le regole sulla privacy

Il decreto contiene delle fondamentali precisazioni riguardo le conseguenze del mancato rispetto della disciplina in materia di privacy. Vengono infatti dediacte apposite previsioni alle sanzioni sia in materia amministrativa che in ambito penale.

Partendo dalle sanzioni penali, il provvedimento ha recuperato alcune fattispecie, irrigidendo l’alleggerimento sanzionatorio operato dal regolamento europeo, che aveva proposto un maggior numero di sanzioni amministrative, sebbene dal contenuto severo. Fra questi rientrano, per esempio, i reati di trattamento illecito di dati personali, di acquisizione fraudolenta, di false dichiarazioni rese al Garante.