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Impatto ambientale del digitale

Lo sapevi che le emissioni generate dall’uso di internet superano quelle del trasporto aereo? Riducendo la tua presenza online riduci il tuo impatto ambientale.

DIGITAL DECLUTTERING

1

Riprendere in mano la propria presenza online

2

Ordinare per categorie e importanza

3

Eliminare il superfluo

4

Conservare solo ciò che è importante

Abitudini sostenibili

Di seguito puoi vedere uno dei data center di Facebook in costruzione a Fort Worth, Texas. Facebook ha quasi 1,4 milioni di metri quadrati di terreni occupati dai propri data center.

In un modo di crescente consapevolezza ambientale, parte dell’opinione pubblica si è anche resa conto e interessata al tema dell’impatto ambientale delle tecnologie digitali nel loro complesso: dai dispositivi a Internet.

Durante il corso vedremo come la produzione di CO2 di Internet abbia ormai superato quella del traffico aereo, come le persone possono ridurre questo impatto (anche in tema di eredità digitale) e come questo possa anche essere un punto di aggancio.

In questi mesi di accesi dibattiti in tutto il mondo sull’emergenza climatica in atto (da anni, in realtà), c’è un enorme aspetto trascurato. Si parla di inquinamento dei trasporti, di quello degli allevamenti, dei rifiuti di plastica onnipresenti e di tanti altri problemi ogni giorno più o meno sotto i nostri occhi, ma ci si dimentica di una realtà che sotto i nostri occhi lo è letteralmente ogni minuto: ci si dimentica dell’impatto ambientale di Internet.

Con più di 4 miliardi di utenti connessi a un’infrastruttura sempre più estesa e complessa, tramite sempre più dispositivi, è inevitabile che l’impronta ecologica di Internet sia crescente e significativa. Tanto significativa da aver raggiunto e superato la produzione di CO2 del traffico aereo, con circa il 2% della produzione globale di CO2.

Poca roba rispetto all’industria energetica, eppure degli aerei si parla molto e di Internet molto poco.

Facciamo finta che non ci sia stata la bolla delle criptovalute a peggiorare la situazione. Ogni e-mail di spam che riceviamo, ogni messaggio WhatsApp che inviamo, ogni ricerca su Google che facciamo, ogni video di gattini che guardiamo, ogni file che salviamo su Dropbox, ogni intelligenza artificiale che alleniamo consuma ambiente e produce inquinamento. È un inquinamento nascosto ai nostri occhi, distribuito geograficamente e temporalmente, che per lo più avviene a migliaia di chilometri di distanza da noi, ma non per questo ignorabile o intangibile. Il digitale è tutt’altro che virtuale e Internet non è eterea.

Non parliamo solo dell’energia consumata a compiere le azioni prima citate, e nemmeno solo dell’inquinamento nel realizzare ogni anno 1,4 miliardi di nuovi smartphone (uno dei motivi che ha portato alla nascita di progetti come il Fairphone), o della diffusione di nuovi dispositivi connessi con l’IoT. Parliamo di tutta quella enorme e invisibile rete di server, router, dorsali oceaniche, e data center che rendono possibile la società iperconnessa in cui ormai la maggior parte di noi vive. Senza dimenticare le nuove infrastrutture energetiche necessarie ad alimentare il tutto.

“Si stima che entro il 2020 per ogni persona sulla Terra verranno creati 1,7 MB di dati ogni secondo: mille miliardi di GB, ogni giorno.” (Data Never Sleeps 6.0 — DOMO, 2018)

Ma quant’è effettivamente l’inquinamento prodotto? Data la complessità del problema una risposta precisa non è affatto semplice. Un primo libro del 2011 di Mike Berners-Lee, “How Bad Are Bananas? — The Carbon Footprint of Everything”, rivela una serie di dati interessanti, e successive ricerche forniscono altre cifre sorprendenti:

  • un’e-mail semplice produce 4g di CO2, 50g se con 5 MB di allegato;
  • ogni ricerca su Google produce tra i 0.2g e i 7g di CO2;
  • 10 minuti di video su YouTube producono 35g di CO2;
  • Twitter produce 160g di CO2 ogni secondo;
  • un grande data center consuma circa 100 MWh, come una cittadina di 21mila persone;
  • nel mondo ci sono circa 8 milioni di data center;

In pratica, con le e-mail che ogni giorno riceviamo e inviamo (diciamo 100: spam e non, semplici e con allegati) si producono circa 1650 g di CO2, equivalenti mediamente a 16 km percorsi con un’auto a benzina: 6000 km all’anno. Solo per le e-mail di una persona. E la produzione di CO2 non è certo l’unica misura importante dell’inquinamento.

Pensa a tutti gli account che hai aperto in giro per il web. Mantenere i nostri dati ha un costo, inviare e-mail informative o pubblicitarie ha un costo: tecnico, energetico, ambientale. Moltiplica questo costo per miliardi di dati e di utenti.

Ora ripensa alla tua presenza digitale (account, abbonamenti, mailing list, dispositivi, ecc) e prova a darne una stima. È sbagliata. Ora moltiplica per dieci la tua stima e forse sarai vicino alla realtà. Se non ci credi puoi provare servizi come eLegacy che permettono di riprendere controllo e contezza della propria presenza ed impronta ecologica digitali. Il tutto tramite l’analisi sicura e automatica della propria casella di posta elettronica, per creare un inventario digitale dei propri account e non solo, per noi e per chi verrà dopo di noi.

Negli ultimi anni i maggiori player di Internet (GAFAM: Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) stanno investendo sempre più in data center meno inquinanti, e questa è un’ottima notizia, ma il fatto di avere un data center alimentato al 100% da fonti rinnovabili non significa annullare l’inquinamento prodotto: per realizzare quel data center si è dovuta consumare la terra che occupa, si sono dovute estrarre tonnellate di terre rare in Africa, si è prodotto plastica per i cablaggi e si sono dovute realizzare a loro volta le infrastrutture energetiche per alimentarlo e le infrastrutture di raffreddamento per tenerlo operativo. E il tutto un giorno andrà smaltito.

Non voglio certo demonizzare Internet (c’è già chi ci pensa), ma stiamo cercando di essere tutti più ecologici e responsabili nella nostra vita quotidiana, e l’uso ecologico dei dati digitali è un altro modo per raggiungere questi obiettivi. Rendere Internet più verde sarà una sfida importante nel prossimo decennio.

Cosa possiamo fare quindi? Intanto essere consapevoli che il problema esiste, e non potrà che acuirsi, e poi:

  • decluttering digitale alla Marie Kondo: per esempio mantenendo una inbox pulita (disiscriviti dalle mailing list inutili, cancella gli account obsoleti, evita l’invio di grandi allegati quando possibile);
  • evita messaggi e video inutili, prediligi il contatto fisico (più relazioni e meno connessioni);
  • digita direttamente un indirizzo web noto invece di passare da un motore di ricerca;
  • usare Ecosia: le tue ricerche online contribuiranno a piantare nuovi alberi;
  • usa strumenti, digitali e non, come eLegacy, che ti aiutano a tenere la situazione sotto controllo;
  • infine, il modo migliore per essere ecologici è non produrre il superfluo: come per i rifiuti non si tratta soltanto di fare la raccolta differenziata, ma di produrre meno rifiuti, imballaggi, spreco di cibo e di acqua.